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Testo del provvedimento

CIRCOSTANZE
PATRIMONIO (REATI CONTRO LA –ARTT. 624-648-TER)
CP Art. 625
CP Art. 624


FURTO IN ESERCIZIO COMMERCIALE: L’AGGRAVANTE DELL’ESPOSIZIONE DEL BENE ALLA PUBBLICA FEDE




CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. IV PENALE - SENTENZA 3 gennaio 2020, n.57
MASSIMA
L'aggravante della esposizione del bene alla pubblica fede non è esclusa - in caso di furto all'interno di un esercizio commerciale - dalla presenza degli addetti alla sorveglianza o dalla dotazione delle
placche antitaccheggio, in quanto la vigilanza praticata dagli addetti è priva di carattere continuativo e diretto, necessario per l’esclusione della suddetta aggravante, e si connota come occasionale e/o a campione e come tale generica, eventuale e saltuaria, mentre il dispositivo antitaccheggio, consistendo nella mera rilevazione acustica della merce occultata al passaggio alle casse, non ne consente il controllo a distanza, che esclude l'esposizione della merce alla pubblica fede.



TESTO DELLA SENTENZA

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. IV PENALE - SENTENZA 3 gennaio 2020, n.57 -
RITENUTO IN FATTO 1. Con sentenza in data 24 ottobre 2018 la Corte d'Appello di Palermo confermava la condanna resa dal Tribunale cittadino nei confronti di Spina Valeria, quale responsabile (unitamente a Priolo Loredana) del reato di furto pluriaggravato di capi di abbigliamento, fatto commesso in un centro commerciale. 2. Ha proposto ricorso l'imputata, tramite il difensore di fiducia, lamentando violazione di legge e vizio della motivazione con specifico riferimento alla mancata esclusione della circostanza aggravante dell'art.625 n.7 cod.pen., non ravvisabile per la presenza sui capi di abbigliamento oggetto di furto delle placche antitaccheggio. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. il ricorso è inammissibile, poiché si limita a reiterare una doglianza già avanzata in sede di gravame e disattesa dalla Corte di merito con motivazione corretta in diritto ed immune da censure. Per pacifica acquisizione della giurisprudenza di questa Suprema Corte, va ritenuto inammissibile il ricorso per cassazione fondato su motivi che riproducono le medesime ragioni già discusse e ritenute infondate dal giudice del gravame, dovendosi gli stessi considerare non specifici. La mancanza di specificità del motivo, infatti, va valutata e ritenuta non solo per la sua genericità, intesa come indeterminatezza, ma anche per la mancanza di correlazione tra le ragioni argomentate della decisione impugnata e quelle poste a fondamento dell'impugnazione, dal momento che quest'ultima non può ignorare le esplicitazioni del giudice censurato senza cadere nel vizio di specificità che conduce, a norma dell'art.591, comma 1, lett.c) cod.proc.pen., alla inammissibilità dell'impugnazione (ex plurimis, Sez.5, n.28011 del 15/2/2013, Rv.255568 e precedenti conformi). Si è ancora di recente ribadito come sia inammissibile il ricorso per cassazione fondato sugli stessi motivi proposti con l'appello e motivatamente respinti in secondo grado, sia per l'insindacabilità delle valutazioni di merito adeguatamente e logicamente motivate, sia per la genericità delle doglianze che, così prospettate, sono apparentemente denunciano un errore logico o giuridico determinato (Sez.3, n.44882 del 18/7/2014, Rv.260608). 2. Ciò posto, la Corte territoriale ha diffusamente richiamato in sentenza gli arresti più significativi di questa Corte Suprema, secondo cui l'aggravante della esposizione del bene alla pubblica fede non è esclusa - in caso di furto all'interno di un esercizio commerciale - dalla presenza degli addetti alla sorveglianza o dalla dotazione delle placche antitaccheggio, 'in quanto tale dispositivo, consistendo nella mera rilevazione acustica della merce occultata al passaggio alle casse, non ne consente il controllo a distanza, che esclude l'esposizione della merce alla pubblica fede' (Sez.5, n.21158 del 30/11/2016, Rv.269923), mentre 'la vigilanza praticata dagli addetti è priva di carattere continuativo e diretto, necessario per la esclusione dell'aggravante in questione, e si connota come occasionale e/o a campione e come tale generica, eventuale e saltuaria' (Sez.5, n.8399 del 2/10/2013, Rv.259047). 3. A fronte di tali corrette argomentazioni, già sviluppate dal Tribunale e condivise dalla Corte di Palermo, in ricorso appare pertanto privo del necessario requisito di specificità. Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso segue la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria di 2.000,00 euro in favore della cassa delle ammende, non ravvisandosi ragioni di esonero (Corte Cost., sent.n.186/2000). P.Q.M. Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro duemila in favore della cassa delle ammende. Così deciso in Roma l'11 dicembre 2019