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Testo del provvedimento

SUCCESSIONI


Attribuzione testamentaria di beni determinati.




TRIBUNALE di SAVONA - SENTENZA 1 agosto 2019, n.758
MASSIMA
In caso di dubbio, l'attribuzione testamentaria concernente beni determinati va qualificata come legato, con la conseguenza che il rapporto intercorrente tra il legato e l'institutio ex re certa è di regola ad eccezione: quando, cioè, si sia in presenza di un lascito avente oggetto determinato, la regola generale è che si tratti di un legato; viceversa, l'eccezione è che si tratti di una istituzione di erede.



CASUS DECISUS
l 7 luglio del 2014, Ma. Be. sottoscrisse la polizza BG vita Life Genertellife, indicando come beneficiario Ri. Ni. (prod. 1 Genertel).

Ma. Be. è deceduta il 4 maggio del 2015.

Ri. Na. è deceduta il 3 settembre del 2016, lasciando 2 schede testamentarie (prodotte da tutte le parti).

Con la prima, dichiarò “...con questo mio testamento olografo nel caso di mio decesso contemporaneo con la sig.ra Ma. Be. (1) dispongo delle mie sostanze nel seguente modo:

1) il magazzino sito in Albenga via Pisa 29.31 in comproprietà con Ma. Be. per il mio 50% ai miei nipoti Al. Ra. e Ma. Ra....

2) il patrimonio mobiliare in comproprietà con Ma. Be., e della stessa entità, per mio 50% ai nipoti del mio defunto marito Ul. Be.; Pi. Be. detto Al., Lu. Be., Pi. Be. detto Pi., Re. Be.; Ed. Be. in parti uguali.

Albenga 1/03/97

Ri. Na. ved. Be.

(1) O nel caso in cui divenissi erede universale della stessa Albenga 21/5/01 Ri. Na. ved. Be.

(1) O venissi dalla stessa nominata usufruttuaria per mio vita naturale durante, di tutti i suoi beni Albenga 15/06/07

Ri. Na. ved. Be.

Con la seconda scheda, di pochi giorni successiva, invece, la stessa così statuì: “...con questo mio testamento olografo, nomino erede universale delle mie sostanze presenti e future Ma. Be....”

Albenga 10/3/97

Ri. Na. ved. Be.

Non è contestato che Ma. ed Al. Ra. sono eredi legittimi della di Ri. Ta..

Ma. è deceduto ed a lui sono succeduti La. Sc. e Pa. e Fa. Ra..



TESTO DELLA SENTENZA

TRIBUNALE di SAVONA - SENTENZA 1 agosto 2019, n.758 -

Oggetto del contendere è a chi siano state lasciate da Ri. Na. gli importi da questa non riscossi derivanti dalla polizza vita stipulata a suo favore da Ma. Be..

In particolare, i sig.ri Be. rivendicano diritti su tale somma facendo leva sulla prima scheda testamentaria che, a loro giudizio, li avrebbe nominati eredi.

Si deve, innanzitutto, valutare se la prima scheda testamentaria è o meno efficace o è stata revocata dalla seconda scheda testamentaria con cui Ma. Be. è stata nominata erede universale.

La prima scheda testamentaria è destinata ad operare nell'ipotesi in cui si verifichino, in alternativa tra loro, 3 condizioni:

a) Nell'ipotesi in cui vi sia commorienza tra lei e Ma. Be.;

b) Nell'ipotesi in cui divenisse erede universale di quest'ultima;

c) Nell'ipotesi in cui sia nominata usufruttuaria di tutti i beni di Ma. Be.;

Nel nostro caso, ricorre l'ipotesi sub c).

Non è, quindi, dubbio (e del resto, non è mai stato messo in discussione da alcuna parte) che la prima scheda testamentaria è efficace.

Non può neppure dirsi che la seconda scheda abbia revocato la prima: infatti, è evidente che l'intento della de cuius era quello di beneficiare le persone indicate nel primo testamento solo nell'ipotesi in cui Ma. Be. morisse prima della de cuius medesima e, quindi, non potesse essere nominata erede universale.

A questo deve aggiungersi che le postille aggiunte alla prima scheda lo hanno, di fatto, postdatato rispetto alla seconda scheda testamentaria.

Si deve, innanzitutto, valutare se gli importi derivanti dal contratto di assicurazione di cui Ri. Na. era beneficiaria siano stati oggetto della prima disposizione testamentaria.

La risposta è negativa.

Non può sostenersi che, nel lasciare ai sig.ri Be. “il patrimonio mobiliare in comproprietà con Ma. Be.”, la de cuius abbia inteso beneficiarli di tutte le somme liquide facenti parte del suo patrimonio.

Infatti, in senso contrario, si osserva che la de cuius specificò che il lascito riguardava le sole somme in contitolarità con Ma..

Di conseguenza, ne furono esclusi sia alcuni conti correnti (si vedano le denunce di successioni) di cui la de cuius era unica titolare (circostanza pacifica anche ex art. 115 c.p.c.), sia soprattutto l'indennizzo derivante dalla polizza vita, tanto più che questa, al momento della redazione del testamento, non era ancora stata stipulata.

Non vi sono, quindi, elementi per poter dire che quando la de cuius si riferì ai beni mobili in comproprietà intendesse, sia pure impropriamente, riferirsi anche al capitale assicurato da Ma. Be. di cui la de cuius risultava beneficiario nel caso di premorienza della prima.

I sig.ri Be. hanno sostenuto che gli altri conti correnti non erano stati menzionati per mera dimenticanza.

Tuttavia, la giurisprudenza afferma che nell'indagine della volontà del testatore, ci si potrà servire anche di elementi extra - testuali, ma unicamente nella misura in cui questi consentano di chiarire una volontà emersa nella scheda, e non mai per ricostruire un intento rimasto in questa del tutto inespresso.

Si deve, allora, valutare, in assenza di una espressa previsione della destinazione di tali importi, chi siano gli eredi aventi diritto.

In sostanza, si pone il problema di valutare se, con la prima scheda testamentaria, la de cuius dispose di legati o istituì degli eredi.

Al riguardo, i sig.ri Be. sostengono di essere eredi ai sensi dell'art. 588 c.c.

Le disposizioni testamentarie possono essere a titolo universale, e, dunque, attribuire la qualità di erede, qualunque sia l'espressione o la denominazione usata dal testatore, secondo quanto stabilisce l'art. 588, 1° co., c.c.

Il 2° co. del medesimo articolo, poi, sancisce che l'indicazione di beni determinati, o di un complesso di beni, non esclude che la disposizione possa essere a titolo universale, quando risulti che il testatore abbia inteso assegnare quei beni come quota del patrimonio.

La vocazione in beni determinati, in altri termini, non necessariamente impone di ravvisare una successione a titolo particolare, e di qualificare la disposizione come legato.

In sostanza, ai sensi dell'art. 588 c.c., per valutare se si è in presenza di una disposizione a titolo universale o a titolo particolare, bisogna valutare se il de cuius ha inteso disporre dei beni indicati nel testamento come quota o meno di quel patrimonio.

A tal fine, dice la giurisprudenza, è necessaria una duplice indagine, di tipo oggettivo, riferita al contenuto dell'atto ed una di tipo soggettivo, riferita all'intenzione del testatore (Cass. 9467/01).

Quanto all'indagine soggettiva, i sig.ri Be. hanno sostenuto che era intenzione concorde di Ma. Be. e di Ri. Na. che tutti i beni mobili pervenissero ai nipoti di sesso maschile, tant'è vero che anche Ma. Be. nel proprio testamento avrebbe lasciato, nel caso di premorienza di Ri. Na., tutti i beni mobili ai nipoti Be..

Al di là della possibile interferenza con i patti successori di un simile accordo (sul punto la giurisprudenza ha sostenuto: “Si ha patto successorio, vietato, ai sensi dell'art. 458 cod. civ., quando le Disposizioni testamentarie redatte da più persone, pur essendo contenute in schede formalmente distinte, si integrano a vicenda, dando luogo a un accordo con il quale ciascuno dei testatori provvede alla sua successione in un determinato modo, in determinante correlazione con la concordata disposizione dei propri beni da parte degli altri. Nella specie, si è ravvisato un patto successorio vietato, essendo risultato che ciascuno dei coniugi aveva lasciato i propri beni a uno dei due figli, perché l'altro coniuge aveva disposto delle sue sostanze a favore dell'altro figlio (Cass. 2623/82)), comunque, di questo non c'è prova.

Né è possibile ritrarre elementi dal testamento di Ma. Be., dal momento che la giurisprudenza ammette che, nell'interpretazione del testamento e della volontà effettiva del de cuius, si possa far riferimento ad elementi estrinseci al testamento, ma purché riferibili al testatore, quali, ad esempio, la personalità dello stesso, la sua mentalità, cultura o condizione sociale o il suo ambiente di vita (Cass. 10882/18).

Inoltre, neppure rileva, ai fini della soluzione della controversia, la circostanza che, in sede di denuncia di successione, i sig.ri Sc. + 3 non hanno menzionato l'indennità assicurativa di cui oggi si discute, dal momento che il comportamento degli eredi è irrilevante ai fini dell'interpretazione del testamento (Cass. 5625/85; Cass. 3751/76).

Peraltro, la denuncia di successione ha una mera valenza fiscale (Cass. 4843/19).

Esaminando il testamento, non emergono elementi per risolvere la controversia.

Come evidenziato in dottrina, però, “Quando l'indagine non abbia condotto, con certezza, a ravvisare una chiamata a titolo universale, il “lascito” di beni determinati vada qualificato come legato. Il testo del 2° co. dell'art. 588 c.c., difatti, si limita a “non escludere” che l'indicazione di beni determinati possa fare qualificare una disposizione come “a titolo universale”, e ciò unicamente quando “risulti” che il testatore abbia inteso assegnare quei beni come quota del patrimonio. Da ciò si evince che, ove tale volontà di assegnare beni determinati in funzione di quota del patrimonio non risulti, o non risulti con certezza, si dovrà escludere che l'indicazione di cespiti determinati concretizzi una chiamata a titolo universale; la disposizione, vale a dire, andrà ritenuta a titolo particolare, ai sensi del 1° co. dell'art. 588 c.c.

In sostanza, in caso di dubbio, l'attribuzione testamentaria concernente beni determinati va qualificata come legato, con la conseguenza che il rapporto intercorrente tra il legato e l'institutio ex re certa è di regola ad eccezione: quando, cioè, si sia in presenza di un lascito avente oggetto determinato, la regola generale è che si tratti di un legato; viceversa, l'eccezione è che si tratti di una istituzione di erede (sul punto, Trib. Genova, 19/05/2016, n.1809 in dejure.it).

A questo, deve aggiungersi che la giurisprudenza ha precisato che, alla stregua dell'art. 588, co. 2, c.c. anche l'assegnazione di determinati beni (istituzione ex re certa) o di un complesso di beni non esclude che la disposizione sia a titolo universale, tutte le volte che risulti che il testatore abbia inteso assegnare quei beni come quota del suo patrimonio, considerandoli, cioè, nel loro rapporto con il tutto (Cass. 1800/1964; Cass. 974/1999; Cass. 24163/2013).

In sostanza, l'istitutio ex re certa presuppone che i beni mobili assegnati siano considerati non in sé, ma nel rapporto di valore con l'intero patrimonio. Questo implica che ex post sia possibile ricostruire la frazione del patrimonio complessivo andato a favore dei beneficiati.

Diversamente dalla lettura del testamento non emerge alcun riferimento al rapporto proporzionale tra i singoli lasciti e il valore complessivo del patrimonio.

Ciò è tanto più essenziale nel caso di specie, ove si consideri che, qualora si fosse ritenuto che il testamento configuri una istitutio ex re certa, si sarebbe dovuto determinare in che misura i sig.ri Be. avrebbero dovuto concorrere al riparto dell'indennizzo assicurativo (½? ¼?).

Tuttavia, tale indagine non è possibile.

Infatti, il patrimonio su cui valutare la misura della quota non è quello esistente al momento della morte del de cuius, bensì quello al momento della redazione del testamento, perché solo in questo modo può rispettarsi la volontà del testatore che, nel redigere il testamento, ha considerato il patrimonio a tale momento.

Del resto, che il tutto cui rapportare la quota rappresentata dall'istitutio ex re certa sia l'insieme dei beni esistenti al momento della redazione del testamento e non quello esistente al momento della morte è ulteriormente confermato dall'art. 588 c.c. che riferisce la quota al patrimonio e non all'eredità, proprio a voler indicare che la grandezza di riferimento non è il complesso dei beni nei quali l'erede deve succedere.

Da quanto detto, ne discende che il testamento in esame contiene solo legati, con la conseguenza che vi è coesistenza tra la successione testamentaria e quella legittima.

Sul punto, Cass 15239/17: la successione legittima può coesistere con quella testamentaria nell'ipotesi in cui il de cuius non abbia disposto con il testamento della totalità del suo patrimonio ed in particolare, nel caso di testamento che, senza recare istituzione di erede, contenga soltanto attribuzione di legati.

L'importo dovuto da Generterllife è di euro 862.405,78, somma riconosciuta come dovuta dalla stessa assicurazione, non essendoci prova del diverso maggior importo rivendicato da Sc. +3 non essendo certa l'autenticità e la provenienza del doc. 1 da questi prodotto.

Le spese di lite seguono la soccombenza.

Nella liquidazione degli importi a favore degli attori si è tenuto conto dei valori medi per l'attività di studio ed introduttiva, dei minimi per le altre fasi, essendo le memorie articolate sulla falsariga degli atti introduttivi.

Per Generterllife, considerato che questi ha avuto essenzialmente un ruolo da spettatore, dal momento che era pacifico che doveva pagare, mentre era controverso solo il creditore, si è provveduto a liquidare solo la fase di studio e quella introduttiva nei termini minimi.

P.Q.M.

Dichiara il diritto di La. Sc. e Al., Fa. e Pa. Ra. ad ottenere la liquidazione della suindicata polizza da parte di BG VITA GENERTERLLIFE S.P.A. in persona del legale rapp.te p.t. pari ad euro 862.405,78;

condanna Lu., Ed., Pi. detto Al., Re. e Pi. Be. a rifondere a La. Sc. e Al., Fa. e Pa. Ra. le spese di lite, spese che liquida in euro 20.122,00 per compensi, oltre spese generali al 15% e accessori di legge ed a rifondere a GENERTERLLIFE S.P.A. le spese di lite, spese che liquida in euro 3.642,00 per compensi, oltre spese generali al 15% e accessori di legge.