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Testo del provvedimento

ORDINE PUBBLICO (REATI CONTRO L’ -ARTT. 414-421 C.P.)
CP Art. 416 bis


ASSOCIAZIONE DI TIPO MAFIOSO: ALLE SEZIONI UNITE LA QUESTIONE RIGUARDANTE L’ARTICOLAZIONE LOCALE DI UN SODALIZIO MAFIOSO




CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. I PENALE - ORDINANZA 10 aprile 2019, n.15768
ANNOTAZIONE
Con ordinanza n. 15768 del 10 aprile 2019, la Prima Sezione penale della Suprema Corte ha rimesso alle Sezioni Unite la seguente questione di diritto: "Se sia configurabile il reato di cui all’art. 416 bis cod. pen. con riguardo a una articolazione periferica (c.d. locale) di un sodalizio mafioso, radicata in un’area territoriale diversa da quella di operatività dell’organizzazione 'madre', anche in difetto della esteriorizzazione, nel differente territorio di insediamento, della forza intimidatrice e della relativa condizione di assoggettamento e di omertà, qualora emerga la derivazione e il collegamento della nuova struttura territoriale con l’organizzazione e i rituali del sodalizio di riferimento".
Tale rimessione alle Sezioni Unite deriva dal contrasto giurisprudenziale sulla seguente quaestio iuris posta con le ordinanze nn. 15807 e 15808 del 25 marzo 2015: "Se, nel caso in cui un’associazione di stampo mafioso, nella specie ‘ndrangheta, costituisca in Italia o all’estero una propria diramazione, sia sufficiente, ai fini della configurabilità della natura mafiosa, il semplice collegamento con l’associazione principale, oppure se la suddetta diramazione debba esteriorizzare in loco gli elementi previsti dall’art. 416 bis, comma 3, cod. pen.".
Sul punto, un primo indirizzo interpretativo, pressoché unanime, ha affermato incondizionatamente la necessità della manifestazione di una capacità di intimidazione non solo potenziale, ma attuale, effettiva e obiettivamente riscontrabile, capace di piegare ai propri fini la volontà di quanti vengano a contatto con i componenti dell’associazione.
L’altro indirizzo, invece, ha chiarito che dovrebbe ritenersi sufficiente, ai fini dell’integrazione del reato, che certe condizioni facciano presagire una pericolosità mafiosa con connotazioni attuali per l’ordine pubblico, senza che occorra la dimostrazione di un’effettiva, e obiettivamente riscontrabile, manifestazione non solo interna, ma anche esterna, sul territorio di insediamento, della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo e dalle condizioni di assoggettamento e di omertà che ne derivano.
In altri termini, perché possa configurarsi il reato di cui all’art. 416 bis cod. pen. – in relazione a una nuova articolazione periferica (c.d. “locale”) di un sodalizio radicato nell’area tradizionale di competenza – è sufficiente che emerga il collegamento della nuova struttura territoriale con quella “madre” di riferimento e il modulo organizzativo (distinzioni di ruoli, rituali di affiliazioni, imposizione di rigide regole interne, sostegno ai sodali in carcere ecc.) della prima presenti i tratti distintivi del tradizionale sodalizio, lasciando così concretamente presagire una già attuale pericolosità per l’ordine pubblico.
A parere della Sezione rimettente, le divergenze che sul punto possono cogliersi paiono risiedere nell’individuazione delle caratteristiche strutturali della fattispecie tipica, che il secondo indirizzo, diversamente dal primo, ritiene di mero pericolo.
Il contrasto sulla suindicata questione di diritto ha, dunque, giustificato la rimessione alle Sezioni Unite della predetta quaestio iuris.



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