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Testo del provvedimento

MATRIMONIO


Atti di disposizione dei beni della comunione compiuti da un coniuge senza l'autorizzazione dell'altro.




CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - SENTENZA 6 marzo 2019, n.6459
MASSIMA
La comunione legale dei beni tra i coniugi, a differenza di quella ordinaria, è una comunione senza quote, nella quale i coniugi sono solidalmente titolari di un diritto avente per oggetto i beni di essa e rispetto alla quale non è ammessa la partecipazione di estranei. Ne consegue che, nei rapporti con i terzi, ciascun coniuge, mentre non ha diritto di disporre della propria quota, può tuttavia disporre dell'intero bene comune, ponendosi il consenso dell'altro coniuge come un negozio unilaterale autorizzativo la cui mancanza, ove si tratti di bene immobile o di bene mobile registrato, si traduce in un vizio di annullabilità.
Per ciò che concerne invece gli atti di disposizione di diritti su beni mobili, l'art. 184, 3° comma non prevede alcun consenso necessario nè alcuna impugnazione, limitandosi a porre a carico del coniuge che abbia effettuato l'atto in questione l'obbligo di ricostituire la comunione, su istanza dell'altro, nello stato in cui si trovava prima del compimento dell'atto. Qualora ciò non sia possibile il conigue disponente dovrà pagare l'equivalente del bene secondo i valori correnti all'epoca della ricostituzione della comunione, senza che sussista il vizio di annullabilità o di inefficacia dell'atto compiuto in assenza del consenso dell'altro coniuge. Tale atto, quindi, resta valido ed efficace.



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