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Testo del provvedimento

RESPONSABILITÀ DA MANCATA TRASPOSIZIONE DI DIRETTIVE COMUNITARIE


Medici specializzandi: la Presidenza del Consiglio non può essere condannata al risarcimento del danno ove non risulti esser stata regolarmente citata in giudizio.




CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE - SENTENZA 27 novembre 2018, n.30649
ANNOTAZIONE
Con la sentenza segnalata le Sezioni Unite della Corte di cassazione fanno il punto sull’autonomia dei rapporti sostanziali e processuali all’interno dell’amministrazione statale.
In particolare, i giudici hanno accolto il ricorso proposto dalla Presidenza del consiglio dei Ministri avverso la condanna, pronunciata in appello, al risarcimento del danno da mancata trasposizione di direttiva comunitaria. La Presidenza del Consiglio lamentava, nella specie, la circostanza che fosse stata pronunciata condanna nonostante non vi fosse stata regolare citazione in giudizio e, dunque, nonostante la stessa Presidenza non fosse stata messa nelle condizioni di poter contraddire.
La Corte di cassazione, in accoglimento del ricorso, precisa che la domanda di risarcimento del danno da trasposizione di direttive europee deve rivolgersi nei confronti dello Stato e, segnatamente, alla Presidenza del consiglio dei ministri, quale articolazione dell'apparato statuale “legittimata a rappresentare lo Stato nella sua unitarietà”.
Nella specie, però, era stato convenuto in giudizio il Miur, soggetto non legittimato a rispondere delle conseguenze del mancato recepimento delle direttive comunitarie.
La Cassazione richiama, peraltro, l'interpretazione della giurisprudenza di legittimità dell’art. 4, L. 260/1958 (sentenza 3117/2006), in forza della quale tale norma consente di rimediare ad errori commessi in sede di individuazione dell'organo competente a rappresentare lo Stato, resa difficoltosa dal fatto che l'ordinamento “contempla una molteplicità di organi” dotati di una “specifica legitimatio ad causam in relazione alle loro rispettive competenze”. Il Collegio rileva, quindi, che la non corretta instaurazione del rapporto processuale è solo una irregolarità, che deve essere eccepita dall'Avvocatura dello Stato nella prima udienza ed alla quale segue la concessione di termini per la rinnovazione dell'atto nei confronti dell'organo legittimato, salva la facoltà per quest'ultimo di intervenire.
Tuttavia, nel caso di specie l'Avvocatura ha tardivamente eccepito il difetto di legittimazione, con conseguente impossibilità di rinnovazione dell'atto nei confronti della Presidenza del Consiglio e, quindi, impossibilità, per il giudice, di condannare quest'ultima.



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