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Testo del provvedimento

FEDE PUBBLICA (REATI CONTRO LA -ARTT. 453- 498 C.P.)
CP Art. 491


Assegno falsificato




CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II PENALE - SENTENZA 20 febbraio 2018, n.8065
MASSIMA
In tema di falso in scrittura privata, a seguito dell'abrogazione dell'art. 485 c.p. e della nuova formulazione dell'art. 491 c.p. ad opera del D.Lgs. 15 gennaio 2016, n. 7, permane la rilevanza penale della condotta di falsificazione di assegno, anche se dotato di clausola di non traferibilità, in quanto il titolo è comunque girabile per l'incasso (cd. girata impropria), potendo esercitare la sua funzione dissimulatoria almeno nei confronti dell'impiegato della banca e dell'istituto da questi rappresentato. (Sul punto, la Corte ritiene che sia l'assegno bancario che l'assegno circolare rientrino tutt'ora tra i titoli di credito che, ai sensi dell'art. 491 c.p., se falsificati, rendono penalmente rilevante la condotta).



CASUS DECISUS
La Corte d'Appello di L'Aquila confermava la sentenza del Tribunale di Chieti - sez. dist. di Ortona - con la quale C.L. (unitamente ad altro soggetto, L.S., rimasto estraneo alla presente impugnazione) era stato condannato alla pena ritenuta di giustizia per aver formato falsi assegni circolari della banca e averli poi utilizzati per truffare V.M., dandoli in pagamento di un acquisto di bevande per Euro 15.000. La Corte d'Appello di L'Aquila respingeva le censure mosse con l'atto di gravame in punto d'improcedibilità dell'azione penale per difetto di querela, di riconosciuta responsabilità dell'imputato in ordine ai reati allo stesso ascritti e di trattamento sanzionatorio con riferimento al giudizio di prevalenza delle attenuanti generiche sull'aggravante contestata. Avverso tale sentenza propone ricorso il C..



TESTO DELLA SENTENZA

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II PENALE - SENTENZA 20 febbraio 2018, n.8065 - Pres. Diotallevi – est. Filippini

Svolgimento del processo

1. Con sentenza in data 16.2.2015, la Corte d'Appello di L'Aquila confermava la sentenza del Tribunale di Chieti - sez. dist. di Ortona - del 18.7.2013 con la quale C.L. (unitamente ad altro soggetto, L.S., rimasto estraneo alla presente impugnazione) era stato condannato alla pena ritenuta di giustizia per aver formato falsi assegni circolari della banca (OMISSIS) e averli poi utilizzati, nel (OMISSIS), per truffare V.M., dandoli in pagamento di un acquisto di bevande per Euro 15.000.

1.1. La Corte d'Appello di L'Aquila respingeva le censure mosse con l'atto di gravame in punto d'improcedibilità dell'azione penale per difetto di querela, di riconosciuta responsabilità dell'imputato in ordine ai reati allo stesso ascritti e di trattamento sanzionatorio con riferimento al giudizio di prevalenza delle attenuanti generiche sull'aggravante contestata.

2. Avverso tale sentenza propone ricorso il C., tramite difensore, sollevando i seguenti motivi:

2.1. violazione di legge e vizio della motivazione per essere stata affermata la penale responsabilità del ricorrente sulla base delle risultanze del verbale di individuazione fotografica effettuata dalla sig.ra Z. (convivente del V.), mai ascoltata al dibattimento, nonostante che la stessa, nel medesimo verbale, avesse descritto gli autori del reato con fattezze fisiche non corrispondenti a quelle del C.; la Corte d'appello ha rigettato la richiesta di rinnovazione istruttoria al riguardo con motivazione illogica e apodittica e non è stato assicurato il diritto dell'imputato di confrontarsi con chi lo accusa.

2.2. vizio della motivazione in ordine alla applicazione della recidiva, giustificata con il solo riferimento alla commissione di precedenti reati.

2.3. vizio della motivazione per l'omesso riconoscimento delle attenuanti generiche.

Motivi della decisione

Il ricorso deve essere rigettato, per essere infondati i motivi proposti.

1. Quanto al primo motivo, attinente alla affermazione di penale responsabilità sulla base delle risultanze del verbale di individuazione fotografica, acquisito agli atti del dibattimento di primo grado su accordo delle parti, giova ricordare che, secondo la condivisa giurisprudenza di legittimità (Sez. 6, n. 48949 del 07/10/2016, Rv. 268213), gli atti contenuti nel fascicolo del Pubblico Ministero ed acquisiti, sull'accordo delle parti, al fascicolo per il dibattimento, possono essere legittimamente utilizzati ai fini della decisione, non ostandovi neppure i divieti di lettura di cui all'art. 514 c.p.p., salvo che detti atti siano affetti da inutilizzabilità cosiddetta 'patologica' qual'è quella derivante da una loro assunzione 'contra legem' (ipotesi non riocorrente nella fattispecie). In materia si è anche ritenuto (Sez. 1, n. 13967 del 19/05/2015, Rv. 266597), che l'acquisizione, su accordo delle parti, al fascicolo per il dibattimento del verbale delle dichiarazioni rese dalla persona direttamente informata di un fatto, non comporta l'obbligo di esame neppure del teste de relato poichè, in tal caso, le informazioni rese risultano già comprese nel compendio probatorio utilizzabile per la decisione.

Nello stesso senso si è chiaramente affermato (Sez. 4, n. 27717 del 14/05/2014, Rv. 260122) che il consenso all'inserimento nel fascicolo del dibattimento dei verbali di sommarie informazioni contenuti in quello del pubblico ministero determina la definitiva acquisizione degli stessi al materiale probatorio dibattimentale. E, quanto alla irrevocabilità del consenso all'acquisizione, la stessa è stata condivisibilmente affermata da Sez. 3, n. 47036 del 07/10/2015, Rv. 265314.

1.1. Nè può porsi la questione del preteso diritto dell'imputato di confrontarsi con il proprio accusatore, posto che è stata proprio la difesa fiduciaria del C. ad acconsentire, in primo grado, alla acquisizione del verbale in parola, finalizzata proprio a sostituire l'esame dibattimentale del soggetto che aveva reso le dichiarazioni verbalizzate.

1.2. Tanto premesso, una volta ribadita la legittimità della acquisizione ed utilizzazione del verbale di individuazione fotografica, il motivo relativo alla attendibilità del riconoscimento dell'imputato è inammissibile, in quanto attinente al merito di una decisione che risulta legittimamente assunta nonchè adeguatamente e logicamente motivata; la questione della attendibilità del riconoscimento è comunque argomento generico, perchè reiterativo della analoga doglianza posta in appello; difatti nella sentenza impugnata risultano affrontate tutte le questioni dedotte nel ricorso. Deve a questo riguardo rilevarsi che nel ricorso per cassazione contro la sentenza di appello non possono essere riproposte questioni che avevano formato oggetto dei motivi di appello sui quali la Corte si è già pronunciata in maniera esaustiva, senza errori logico - giuridici. Ne deriva, in ipotesi di riproposizione di una delle dette questioni con ricorso per cassazione, che la impugnazione deve essere dichiarata inammissibile a norma dell'art. 606 c.p.p., comma 3, u.p..

E così, in particolare, la Corte chiarisce, con valutazioni di fatto del tutto ragionevoli, e quindi non censurabili in questa sede, la piena attendibilità della individuazione fotografica effettuata con certezza dalla Z. e confortata dal conforme riconoscimento del V., elementi sui quali, confermandosi la valutazione del giudice di prime cure, si è potuto ritenere pienamente attendibile il riconoscimento effettuato.

2. Quanto alla applicazione della recidiva, la Corte territoriale, in evidente considerazione degli elementi di cui all'art. 133 c.p., ha logicamente affermato che il fatto appare grave per la sua rilevanza economica (il valore degli assegni era pari a circa Euro 15.000), aspetto che adeguatamente supporta l'applicazione dell'istituto in parola. Il motivo è dunque infondato.

3. Identica conclusione di infondatezza si impone in relazione al motivo relativo alla mancata concessione delle attenuanti generiche; infatti, pur difettando esplicite affermazioni al riguardo, la Corte territoriale ha evidentemente effettuato una motivazione implicita, fondata sui medesimi rilievi di cui al punto che precede (recidiva ed entità del danno), del tutto sufficienti allo scopo.

4. Nè possono nutrirsi dubbi, ad avviso del Collegio, in merito alla perdurante rilevanza penale del falso in assegno (che nella fattispecie risulta essere di tipo 'circolare', cioè del genere predisposto dall'istituto bancario quando il denaro necessario al pagamento è già disponibile presso l'istituto stesso; si tratta normalmente di un titolo di credito all'ordine, emesso da un istituto di credito autorizzato dalla Banca d'Italia, esigibile dal beneficiario e trasferibile mediante girata solo in casi particolari e per importi limitati, ipotesi che non risultano ricorrere nella fattispecie).

Al riguardo, questa Corte (Sez. 2, n. 36670 del 22/06/2017, Rv. 271111), con riferimento ad assegno bancario recante clausola di non trasferibilità, ha già affermato che, in tema di falso in scrittura privata, a seguito dell'abrogazione dell'art. 485 c.p. e della nuova formulazione dell'art. 491 c.p. ad opera del D.Lgs. 15 gennaio 2016, n. 7, permane la rilevanza penale della condotta di falsificazione di assegno, anche se dotato di clausola di non traferibilità, in quanto il titolo è comunque girabile per l'incasso (cd. girata impropria), potendo esercitare la sua funzione dissimulatoria almeno nei confronti dell'impiegato della banca e dell'istituto da questi rappresentato. Ritiene dunque il Collegio che sia l'assegno bancario che l'assegno circolare rientrino tutt'ora tra i titoli di credito che, ai sensi dell'art. 491 c.p., se falsificati, rendono penalmente rilevante la condotta. Difatti, sebbene dotate di clausola di non trasferibilità, entrambe le tipologie di assegno risultano pur sempre girabili per l'incasso (cosiddetta girata impropria), momento nel quale è certamente ancora possibile ravvisare una funzione dissimulatoria, almeno nei confronti dell'impiegato di banca e dell'istituto di credito da questi rappresentato.

Non è quindi condivisibile, sotto il cennato profilo, l'assunto che si rinviene in Sez. 5, n. 11999 del 17/01/2017, Rv. 269710, dal momento che la nuova disposizione dell'art. 491 c.p., per effetto del D.Lgs. n. 7 del 2016, non distingue tra un tipo di girata ed un'altra, nè nei lavori preparatori al citato testo normativo si trova traccia della volontà del legislatore di depenalizzare per le vie di fatto la maggior parte dei più gravi falsi in assegni, tenuto conto che, a seguito della Legge di Stabilità del 2016 (L. 28 dicembre 2015, n. 208), tutti gli assegni per un importo superiore ad Euro 1000 devono obbligatoriamente essere dotati di clausola di non trasferibilità. Con la conseguenza che, del tutto irragionevolmente a voler seguire l'opposta tesi, la falsificazione di un titolo di credito di importo inferiore a mille Euro, non dotato di clausola di non trasferibilità, sarebbe un fatto ancora penalmente perseguibile ai sensi del nuovo art. 491 c.p., al contrario della stessa falsificazione apposta su un assegno di importo maggiore e, per questo, espressione di un maggior disvalore della condotta e di possibili maggiori effetti dannosi sulla vittima (l'impiegato di banca che dà seguito all'operazione e l'istituto bancario).

Nè dirimenti orientamenti in senso contrario è possibile trarre in proposito da quanto affermato da Sez. U, n. 4 del 20/02/1971, Guarracino, decisione intervenuta su un assetto normativo nel quale tutte le falsificazioni su assegni erano comunque penalmente rilevanti, ai sensi dell'art. 485 c.p., oggi abrogato, o ai sensi dell'art. 491 c.p..

5. Al rigetto del ricorso consegue, per il disposto dell'art. 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.