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Testo del provvedimento

AMMINISTRAZIONE PUBBLICA
GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA


La quantificazione delle astreintes




CONSIGLIO DI STATO, SEZ. IV , SENTENZA 18 ottobre 2016, n.4322
RICOGNIZIONE

Il Consiglio di Stato chiarisce i parametri per la quantificazione delle astreintes




MASSIMA

Poiché la penalità di mora prevista dall'art. 114, comma 4, lett. e), D.Lgs. n. 104/2010 (CPA), non deve risolversi in una ragione di ingiustificato arricchimento per il creditore, è eccessivo e non conforme a equità il parametro dell'interesse semplice a un tasso equivalente a quello delle operazioni di rifinanziamento marginale della Banca centrale europea, aumentato di tre punti percentuali, dovendosi sostituirlo con quello dell'interesse legale (Riforma in parte della sentenza del T.a.r. Lazio, Roma, sez. I, n. 1529/2014) (Conforme alla sentenza Cons. Stato n. 4269/2016).





TESTO DELLA SENTENZA

CONSIGLIO DI STATO, SEZ. IV , SENTENZA 18 ottobre 2016, n.4322 - Pres. Anastasi; Est .Anastasi

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 4125 del 2014, proposto da:
Ministero della Giustizia, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;
contro
A.B., rappresentato e difeso dagli avvocati E.F. C.F. (...), Giovanni Maria Tognon C.F. (...), con domicilio eletto presso Giovanni Maria Tognon in Roma, via Montello, 20;
E.F. non costituito in giudizio;
per la riforma
della sentenza del T.A.R. LAZIO - ROMA: SEZIONE I n. 01529/2014, resa tra le parti, concernente esecuzione della sentenza della corte suprema di cassazione n.8521/2010 - pagamento somme (legge pinto)
Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di A.B.;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 13 ottobre 2016 il Cons. Antonino Anastasi e uditi per le parti gli avvocati Nessuno comparso per le parti;
Svolgimento del processo - Motivi della decisione

Con la sentenza in epigrafe indicata il Tribunale ha ordinato all'Amministrazione di eseguire il provvedimento del Giudice civile col quale era stato riconosciuto alla parte oggi appellata l'indennizzo previsto dalla L. n. 89 del 2001 ( c.d. legge Pinto) a causa della violazione dei termini di ragionevole durata del processo.
Con la medesima sentenza il Tribunale ha condannato l'Amministrazione al pagamento di penalità di mora ( c.d. astreinte) commisurate all'interesse semplice ad un tasso equivalente a quello delle operazioni di rifinanziamento marginale della B.C.E. aumentato di tre punti percentuali.
La sentenza, nel capo appunto relativo a tali penalità, è stata impugnata con l'atto di appello all'esame dall'Amministrazione la quale sostiene l'inapplicabilità delle sanzioni e in via subordinata che il Tribunale ha errato nell'individuare la misura delle stesse.
Si è costituita la parte appellata che insiste per l'integrale rigetto dell'appello.
L'appello è fondato nei limiti che si espongono.
Come evidenziato dalla Giurisprudenza, "Nell'ambito del giudizio di ottemperanza la comminatoria delle penalità di mora di cui all'art. 114, comma 4, lett. e), del c.p.a., è ammissibile per tutte le decisioni di condanna di cui al precedente art. 113, ivi comprese quelle aventi ad oggetto prestazioni di natura pecuniaria" ( cfr. Ap n. 15 del 2014).
Ferma restando l'assenza di preclusioni astratte sul piano dell'ammissibilità, in concreto le allegate difficoltà del bilancio pubblico non possono giustificare una totale esenzione dell'Amministrazione inadempiente dalle penalità di mora, vista anche l'attuale possibilità del ricorso al conto sospeso.
Quanto esposto induce a disattendere i rilievi mossi al riguardo dall'appellante.
E' invece nel giusto l' Amministrazione quando deduce, in sostanza e tenuto conto dell'insieme delle argomentazioni difensive circa l'iniquità insita nella liquidazione automatica delle astreinte, che la sentenza impugnata ha comunque definito la misura delle penalità in modo non equo e cioè eccessivo.
Per quanto riguarda la misura delle penalità, infatti, la Giurisprudenza della Sezione reputa conforme a equità il parametro dell'interesse legale peraltro ora esplicitamente indicato dall'art. 114, comma 4, lett. e), c.p.a., come modificato dalla L. n. 208 del 2015 . In tal senso è stato appunto chiarito che " poiché la penalità di mora non deve risolversi in una ragione di ingiustificato arricchimento per il creditore, è eccessivo e non conforme a equità il parametro dell'interesse semplice a un tasso equivalente a quello delle operazioni di rifinanziamento marginale della Banca centrale Europea, aumentato di tre punti percentuali, dovendosi sostituirlo con quello dell'interesse legale, peraltro ora esplicitamente indicato dall'art. 114 comma 4 lett. e) Cod. proc. amm. secondo le modifiche appunto introdotte dalla predetta legge di stabilità per il 2016. ( cfr. IV Sez. n. 1444 del 2016).
In conclusione l'appello va accolto in parte e la sentenza impugnata va riformata nel senso che le penalità di mora ivi previste sono quantificate in misura corrispondente all'interesse legale.
Le spese del giudizio di appello sono compensate, fermo restando quanto disposto dal Tribunale per le spese del primo grado di giudizio.
P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)
definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie come in motivazione.
Spese del grado compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 13 ottobre 2016 con l'intervento dei magistrati:
Antonino Anastasi, Presidente, Estensore
Fabio Taormina, Consigliere
Silvestro Maria Russo, Consigliere
Oberdan Forlenza, Consigliere
Leonardo Spagnoletti, Consigliere