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Articolo di Dottrina



GIUDICE AMMINISTRATIVO E DIRITTI FONDAMENTALI



Il riparto di giurisdizione relativamente alla fase antecedente alla adozione del PEI in tema di diritto all’insegnamento di sostegno da parte dello scolaro diversamente abile

Alessandro Auletta

Cons. St., Ad. Plen., 12 aprile 2016, n. 7

L’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato si pronuncia sui confini della giurisdizione esclusiva del G.A. in materia di servizi pubblici, con segnato riferimento al servizio scolastico e, precisamente, con riguardo alle controversie afferenti alla fase che precede la formalizzazione del c.d. PEI (piano educativo individualizzato), laddove la p.a. è chiamata ad operare delle valutazioni di carattere tecnico discrezionale in funzione dell’accertamento di un handicap e, di conseguenza, della declaratoria della consistenza dell’insegnamento di sostegno. Il Massimo Consesso della giustizia amministrativa conclude nel senso che, laddove la controversia sia afferente alla fase anteriore alla emanazione del PEI, la giurisdizione spetti al G.A., in funzione di Giudice esclusivo, dovendosi ritenere che l’orientamento in senso opposto facente capo ad una pronuncia delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (25 novembre 2014, n. 25011) sia riferibile alle sole controversie afferenti alla fase attuativa di tale piano: ciò sulla base del duplice rilievo che, in tale momento attuativo, l’amministrazione è priva di qualsivoglia potestà che la autorizzi a ridimensionare il numero delle ore di sostegno (essendo il diritto dello scolaro interamente conformato), mentre la eventuale omessa esecuzione del piano integra gli estremi di una discriminazione indiretta azionabile, per espressa previsione normativa (cfr. l. n. 67 del 2006 e, quanto al rito, d.lgs. n. 150 del 2011), innanzi al G.O..

In sostanza, come meglio si dirà, il Consiglio di Stato ha ritenuto che, nella specie, la questione prospettata dalla Sezione remittente non incidesse sulla decisione del gravame: al contrario, è stata ritenuta errata la decisione del Giudice di prime cure, che, nel dichiarato intento di dar seguito all’orientamento delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, aveva declinato la propria giurisdizione a favore del Tribunale.

L’orientamento delle Sezioni Unite si basa sulla osservazione che, in presenza di una grave disabilità dell’alunno, una volta redatto il piano educativo individualizzato con l’espressa indicazione delle ore di sostegno necessarie, non residuerebbero in capo alla p.a. margini di discrezionalità amministrativa in ordine alla modulazione quantitativa del sostegno. In altre parole, una volta fotografata per mezzo del PEI l’esigenza dell’alunno ci si troverebbe in presenza di un diritto già pienamente conformato e l’amministrazione dovrebbe limitarsi ad assumere le misure necessarie a fronteggiare le ore previste dal piano.

Sullo sfondo di tale questione si muove il tema (di cui la pronuncia in rassegna si occupa in un significativo obiter dictum) se la giurisdizione esclusiva del G.A. sia ontologicamente compatibile con la cognizione dei c.d. diritti fondamentali, nella specie quello all’istruzione; questione che ormai si tende a risolvere affermativamente.

La stessa pronuncia delle Sezioni Unite sul PEI fonda, come detto, la propria ratio decidendi su un argomento diverso dal carattere fondamentale del diritto di cui si discute, tant’è vero che al par. 2.6 della motivazione si afferma a chiare lettere che “la natura fondamentale del diritto all’istruzione del disabile non è di per sè sufficiente a ritenere devolute le controversie che ad esso si riferiscono alla giurisdizione del giudice ordinario, quale giudice naturale dei diritti soggettivi coperti da garanzia costituzionale”

Sul punto resta fondamentale Corte Cost., 27 aprile 2007, n. 140, laddove si osserva che non vi è “alcun principio o norma nel nostro ordinamento che riservi esclusivamente al giudice ordinario ‐ escludendone il giudice amministrativo ‐ la tutela dei diritti costituzionalmente protetti” (per la esaustiva ricostruzione della problematica v. inoltre Cons. St., Sez. III, 2 settembre 2014, n. 4660, sul caso Englaro; sullo stesso caso si segnala, per la definizione delle questioni risarcitorie rimaste irrisolte, T.A.R. Lombardia, Milano, Sez. III, 6 aprile 2016, n. 650).

Tuttavia non mancano, in relazione ad altre questioni specifiche, orientamenti che sembrano muovere dal diverso presupposto per cui, stante la loro natura “incomprimibile”, la cognizione dei diritti fondamentali non possa che spettare al G.O..

Si allude alla giurisprudenza delle Sezioni Unite (seguita ormai dalla prevalente giurisprudenza amministrativa: v. ad es. T.A.R. Lombardia, Brescia, 6 maggio 2014, n. 466) che, in tema di diniego di autorizzazione ad effettuare cure mediche all’estero ovvero di rimborso delle spese mediche sostenute dai cittadini residenti in Italia presso centri di altissima specializzazione all’estero per prestazioni che non siano ottenibili tempestivamente in Italia, continua a giustificare la devoluzione delle relative controversie al G.O. in considerazione del fatto che viene in rilievo “il fondamentale diritto alla salute, non suscettibile di affievolimento per effetto della discrezionalità meramente tecnica riconosciuta alla P.A. in ordine all’apprezzamento dei presupposti per l’erogazione delle prestazioni” (tra le tante v. Cass. S.U., 6 settembre 2013, n. 20577). Ciò chiarito in linea di premessa, per comprendere a pieno la decisione dell’Adunanza Plenaria qui in rassegna, è bene partire dall’analisi della controversia decisa dal Tar Campania (che ha declinato la propria giurisdizione nell’ottica di seguire l’orientamento delle Sezioni Unite) e, segnatamente, del contenuto delle domande rivolte a tale Giudice.

D’altro canto, questo è l’approccio seguito nella decisione del Massimo Consesso della giustizia amministrativa laddove, nel primo paragrafo della motivazione in diritto, si riferisce della necessità di “una compiuta, ancorché sintetica, ricognizione della vicenda, sostanziale e processuale”, mentre, al par. 3, si rileva che “la risoluzione dei quesiti affidati all’Adunanza Plenaria, ma, ancor prima, la delibazione della loro rilevanza, esigono la preliminare definizione dell’oggetto del presente giudizio e, segnatamente, del contenuto delle domanda formulate con il ricorso di primo grado, con esclusivo riferimento ai quali deve essere poi declinato il criterio di riparto della giurisdizione cristallizzato dalle Sezioni Unite con la decisione citata”.

Tizia, nella qualità di madre del minore Caio, aveva proposto innanzi al Tar Campania un ricorso diretto ad ottenere: A) l’annullamento del provvedimento adottato in data 24 luglio 2014 con il quale il dirigente scolastico aveva riconosciuto al predetto alunno il numero complessivo di undici ore di insegnamento di sostegno per l’anno scolastico 2014‐2015;

B) l’accertamento del diritto del minore ad ottenere, anche per i successivi anni scolastici, un insegnante di sostegno per un numero di ore adeguato alla patologia certificata.

Con ordinanza n. 1763 del 2014 il Tribunale adito accoglieva la domanda cautelare e ordinava alla p.a. il deposito della relazione assunta a fondamento del provvedimento gravato.

Preso atto dell’avvenuto deposito del PEI, intervenuto successivamente (e, giova evidenziarlo, pienamente satisfattivo degli interessi della ricorrente, tant’è vero che l’atto non è stato attinto da un ricorso per motivi aggiunti), il Tar dichiarava il proprio difetto di giurisdizione, sull’assorbente rilievo della spettanza alla giurisdizione ordinaria della cognizione delle controversie afferenti ad una fase successiva all’adozione del PEI, secondo il canonedi riparto stabilito dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (nella più volte richiamata pronuncia).

Appellata la decisione, l’Adunanza Plenaria veniva investita dalla Sesta Sezione della “questione afferente il riparto di giurisdizione in materia di provvedimenti relativi al sostegno scolastico, con particolare riferimento alla distinzione tra la fase precedente all’approvazione del piano educativo individualizzato e quella successiva di attuazione dello stesso”.

Ad avviso della Plenaria “entrambe le domande (…) risultano intese ad ottenere l’accertamento della spettanza di un numero di ore di sostegno adeguato alle esigenze dell’alunno, prima dell’accertamento della consistenza dell’insegnamento di sostegno cristallizzato nel PEI, sia per l’anno 2014‐2015, sia per quelli successivi”.

È evidente che la prima domanda (tesa ad ottenere l’annullamento del provvedimento adottato in data 24 luglio 2014) attiene ad una fase anteriore alla adozione del PEI, mentre la seconda, pur riguardando gli anni scolastici successivi a quello di cui si tratta nel provvedimento gravato, attiene all’accertamento, in astratto, del diritto all’insegnamento di sostegno per un numero adeguato di ore “ma in difetto di qualsivoglia prospettazione della lesione, o della minaccia della lesione, del relativo diritto e, comunque, prima della sua conformazione da parte del PEI e, anzi, con l’esplicita subordinazione della declaratoria del diritto agli esiti della valutazione assunta, di anno in anno, a fondamento del PEI”.

La seconda domanda, quindi, prospetta (pur in termini del tutto astratti) in via preventiva la futura lesione del diritto azionato, prima che lo stesso sia definitivamente conformato con l’adozione del PEI.

Da tale constatazione il Collegio decidente trae l’abbrivio per affermare che “la questione principalmente rimessa all’Adunanza Plenaria, dell’estensione della giurisdizione esclusiva amministrativa in materia di servizio pubblico scolastico anche alla fase esecutiva del PEI, si rivela ininfluente, ai fini della decisione dell’appello”.

Ciò detto, le susseguenti affermazioni della Plenaria hanno un rilievo puramente incidentale, non influendo sulla decisione della controversia; ma si tratta di affermazioni di notevole impatto sistematico, quanto alla delimitazione della ampiezza della giurisdizione esclusiva del G.A. in materia di servizi pubblici.

Sul punto la Plenaria osserva:

‐ che deve ritenersi preclusa, in mancanza di una espressa previsione eccezionale in tal senso (costituita nella specie dalle disposizioni contenute nella l. n. 67 del 2006 e, quanto al rito, d.lgs. n. 150 del 2011), una interpretazione restrittiva del perimetro della cognizione piena affidata al G.A. nella materia dei servizi pubblici, stante il tenore letterale dell’art. 133, comma 1, lett. c), c.p.a.;

‐ che tale assunto non è smentito dalla natura “fondamentale” del diritto azionato, posto che la cognizione di un diritto di tal fatta “non appare affatto estranea all’ambito della potestà giurisdizionale amministrativa, nella misura in cui il concreto esercizio [del diritto] implica l’espletamento di poteri pubblicistici, preordinati non solo alla garanzia della loro integrità, ma anche alla conformazione dello loro latitudine, in ragione di contestuali ed equilibrate esigenze di tutela di equivalenti interessi pubblici”, come, ad esempio, l’interesse alla razionalizzazione della spesa pubblica, che, in tempi di penuria delle risorse pubbliche da destinare ai servizi, rende le prestazioni relative a tali diritti (per quanto fondamentali) “finanziariamente condizionate”

‐ che l’ampiezza maggiore o minore della giurisdizione esclusiva del G.A. non può esser fatta dipendere dal carattere discrezionale o vincolato delle valutazioni affidate alla competenza della p.a., essendo evidente che “l’attribuzione al giudice amministrativo della giurisdizione esclusiva in determinate materie implica (…) una cognizione piena, e non limitata ai profili di esercizio discrezionale del potere, delle controversie ad essa riferibili”. Al riguardo va anzi precisato che la valutazione di cui si tratta reca evidenti profili di discrezionalità tecnica, laddove in specie si tratta di definire la gravità dell’handicap denunciato onde parametrare a questa il numero di ore dell’insegnamento di sostegno;

‐ che, negando la sussistenza della giurisdizione esclusiva con riguardo alla fase anteriore alla emanazione del PEI, si finirebbe per praticare una intepretatio abrogans della norma che devolve alla giurisdizione esclusiva del G.A. le controversie in materia di servizi pubblici. Si produrrebbe, in altre parole, “l’effetto di ridurre entro ambiti inconsistenti il perimetro della potestà cognitiva affidata al giudice amministrativo nelle materie considerate”. Oltretutto, aderendo ad una simile lettura restrittiva, si vanificherebbe, au fond, la stessa funzione della devoluzione di una certa materia alla giurisdizione esclusiva del G.A., funzione identificabile “nell’esigenza di concentrare innanzi ad una sola autorità giudiziaria (…) la cognizione piena delle controversie relative ad una materia che, per sua stessa natura, implica un indecifrabile intreccio di diritti ed interessi legittimi, tra le posizioni incise dall’espletamento delle relative potestà pubbliche, e di evitare, quindi, un complicato ed incerto concorso di azioni, dinanzi a diverse autorità giudiziarie”. Dalle superiori osservazioni è disceso, come detto, l’accoglimento dell’appello e la rimessione della controversia al primo Giudice che ha erroneamente declinato la propria giurisdizione (nei limiti in cui persista l’interesse all’accoglimento delle domande articolate innanzi al Tar).

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Adunanza Plenaria)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 15 di A.P. del 2015, proposto da:
-OMISSIS-, rappresentata e difesa dall'avv. Simona Marotta, con domicilio eletto presso Segreteria Sezionale CdS in Roma, piazza Capo di Ferro, n. 13;
contro
Ministero dell'Istruzione dell'Universita' e della Ricerca, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliaa in Roma, Via dei Portoghesi, 12; Centro Servizi Amministrativi di Napoli, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi, 12; IC Sorrento;
per la riforma
della sentenza del T.A.R. CAMPANIA - NAPOLI: SEZIONE VIII n. 00370/2015, resa tra le parti, concernente assegnazione di sostegno scolastico;
Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell'Istruzione, dell'Universita' e della Ricerca e del Centro Servizi Amministrativi di Napoli;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 23 marzo 2016 il Cons. Carlo Deodato e uditi per le parti l'avvocato Marotta;
Svolgimento del processo

Con la sentenza impugnata il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, dopo aver rilevato che, in esecuzione dell'ordinanza istruttoria n. 1763/2014, l'Amministrazione resistente aveva depositato, in data 14 novembre 2014, il piano educativo individualizzato (d'ora innanzi PEI) relativo all'anno scolastico 2014/2015 riguardante l'alunno -OMISSIS-, affetto da -OMISSIS-, ha dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, in favore di quello ordinario, sul ricorso con il quale la Sig.ra -OMISSIS-, nella qualità di madre del suddetto alunno, aveva impugnato il Provv. n. 1853/B19 del 24 luglio 2014, con cui il dirigente scolastico dell'Istituto Comprensivo "Sorrento" aveva assegnato a suo figlio undici ore settimanali di sostegno, in luogo di quelle asseritamente adeguate allo stato di disabilità del minore.
Il Tribunale campano ha motivato la declinatoria di giurisdizione con l'assorbente argomentazione dell'ossequio prestato alla sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione n.25011 del 25 novembre 2014, con la quale era stato chiarito, con un evidente esempio di overruling, che la cognizione delle controversie afferenti alla fase successiva all'adozione del PEI dev'essere ascritta entro il perimetro della giurisdizione ordinaria.
Avverso la predetta decisione ha proposto appello la -OMISSIS-, contestando la correttezza della pronuncia declaratoria del difetto di giurisdizione amministrativa, insistendo, nel merito, nel sostenere l'illegittimità del provvedimento impugnato in primo grado e concludendo per il suo annullamento, in riforma della sentenza impugnata.
Resiste il Ministero dell'istruzione, invocando il rigetto dell'appello.
Con ordinanza n.4374/2015 in data 21 settembre 2015 la Sesta Sezione ha rimesso all'Adunanza Plenaria la soluzione delle questioni relative, in via generale, ai criteri identificativi dell'ambito della giurisdizione esclusiva amministrativa sulle controversie relative all'erogazione di pubblici servizi e, in particolare, all'estensione o meno della giurisdizione amministrativa anche alla fase di esecuzione del PEI.
Con ordinanza adottata nella camera di consiglio del 2 aprile 2015 è stata sospesa l'esecutività della sentenza impugnata.
Alla pubblica udienza del 23 marzo 2016, dinanzi all'Adunanza Plenaria, l'appello è stato trattenuto in decisione.
Motivi della decisione

1.- Ai fini della definizione delle questioni devolute all'Adunanza Plenaria, da intendersi logicamente antecedenti rispetto a qualsiasi altra questione pregiudiziale (siccome afferenti alla sussistenza della giurisdizione amministrativa nel ricorso in esame), appare necessaria una compiuta, ancorchè sintetica, ricognizione della vicenda, sostanziale e processuale, controversa.
2.- Con ricorso notificato il 10 settembre (e depositato il 12 settembre) 2014 la Sig.ra -OMISSIS-, nella qualità di madre del minore -OMISSIS-, proponeva ricorso dinanzi al T.A.R. per la Campania domandando l'annullamento del Provv. 24 luglio 2014 con cui il dirigente scolastico dell'Istituto Comprensivo "Sorrento" aveva riconosciuto al predetto alunno, affetto da -OMISSIS-, solo undici ore di sostegno per l'anno scolastico 2014-2015 e l'accertamento del suo diritto ad ottenere, anche per gli anni scolastici futuri, un insegnante di sostegno per un numero di ore adeguate alla sua patologia.
Con ordinanza n.1763, adottata nella camera di consiglio del 22 ottobre 2014, il T.A.R. accordava, in via interinale, la tutela cautelare e ordinava contestualmente all'Amministrazione il deposito della relazione assunta a sostegno del provvedimento impugnato e il PEI per l'anno scolastico 2014-2015.
Preso atto del deposito, in data 14 novembre 2014, del PEI (adottato in data 7 novembre 2014) il T.A.R., con sentenza in forma semplificata, dichiarava il difetto di giurisdizione amministrativa sulla base dell'assorbente rilievo della spettanza alla giurisdizione ordinaria della cognizione di controversie afferenti a una fase successiva all'adozione del PEI, secondo il canone di riparto stabilito dalle Sezioni Unite della Cassazione (con la citata sentenza n.25011 del 2014).
Con la citata ordinanza n.4374 del 2015 la Sesta Sezione, dopo aver disatteso l'eccezione relativa all'applicabilità dell'art. 5 c.p.c. in tema di perpetuatio iurisdictions, ha rimesso all'Adunanza Plenaria le questioni, giudicate rilevanti e decisive ai fini della disamina della fondatezza dell'appello proposto contro la decisione declinatoria della giurisdizione, relative alla definizione dei criteri identificativi dell'ambito della giurisdizione esclusiva amministrativa sulle controversie relative all'erogazione di servizi pubblici e all'estensione o meno della giurisdizione esclusiva amministrativa anche alla fase di esecuzione del PEI.
3.- La risoluzione dei quesiti affidati all'Adunanza Plenaria, ma, ancor prima, la delibazione della loro rilevanza, esigono la preliminare definizione dell'oggetto del presente giudizio e, segnatamente, del contenuto delle domande formulate con il ricorso di primo grado, con esclusivo riferimento ai quali dev'essere poi declinato il criterio di riparto della giurisdizione cristallizzato dalle Sezioni Unite con la decisione citata.
3.1- Dala lettura del ricorso proposto dalla -OMISSIS- dinanzi al T.A.R. si evince, in particolare, che con il relativo gravame sono state proposte due azioni: una impugnatoria e una di accertamento.
3.1.1- Con la prima è stato chiesto l'annullamento del Provv. 24 luglio 2014 con cui è stato assegnato un numero di ore di sostegno asseritamente inadeguato rispetto alla gravità della patologia che affligge l'alunno interessato.
3.1.2- Con la seconda è stato, invece, chiesto, unitamente alle connesse e conseguenti domande di condanna dell'Amministrazione, l'accertamento del "diritto del minore di ottenere un insegnante di sostegno per un numero di ore adeguato alla sua patologia, previa valutazione, da effettuarsi, anno per anno, in sede di PEI, delle concrete esigenze".
3.2- Entrambe le domande, a ben vedere, risultano intese ad ottenere l'accertamento della spettanza di un numero di ore di sostegno adeguato alle esigenze dell'alunno, prima dell'accertamento della consistenza dell'insegnamento di sostegno cristallizzato nel PEI, sia per l'anno scolastico 2014-2015, sia per quelli successivi.
3.2.1- Quanto, infatti, all'anno scolastico 2014-2015, risulta per tabulas che il PEI, che si rivela, peraltro, integralmente satisfattivo delle esigenze del minore (tanto che non è stato impugnato con i motivi aggiunti), è stato definito (in data 7 novembre 2014) in un momento successivo a quelli di assunzione del provvedimento gravato e di proposizione del ricorso dinanzi al T.A.R.
3.2.2- In ordine, invece, agli anni scolastici successivi, la stessa domanda formulata nel ricorso si limita a chiedere l'accertamento, in astratto, di un diritto all'insegnamento di sostegno per un numero di ore adeguato, ma in difetto di qualsivoglia prospettazione della lesione, o della minaccia della lesione, del relativo diritto e, comunque, prima della sua conformazione da parte del PEI e, anzi, con l'esplicita subordinazione della declaratoria del diritto agli esiti della valutazione assunta, di anno in anno, a fondamento del PEI.
3.3- Si tratta, a ben vedere, di domande che, lungi dall'attenere alla fase di attuazione del PEI, si riferiscono (entrambe) a fasi antecedenti all'adozione del piano e si fondano, in qualche misura, sulla prospettazione preventiva (soprattutto la seconda) del pericolo di una futura lesione del diritto azionato (che, peraltro, anche per la prima si è poi rivelata infondata, nella misura in cui con il PEI 2014-2015 è stata riconosciuta all'interessato la "copertura piena delle ore di sostegno").
4.- Così decifrate le domande proposte in primo grado, e in relazione alle quali dev'essere scrutinata la sussistenza della giurisdizione amministrativa, resta agevole rilevare che la questione, principalmente rimessa all'Adunanza Plenaria, dell'estensione della giurisdizione esclusiva amministrativa in materia di servizio pubblico scolastico (per come descritta dall'art.133, comma 1, lett. c, del c.p.a.) anche alla fase esecutiva del PEI si rivela ininfluente, ai fini della decisione dell'appello.
4.1- Anche, infatti, secondo l'esegesi più riduttiva e restrittiva del perimetro della giurisdizione esclusiva amministrativa in subiecta materia, operata con la più volte menzionata sentenza delle Sezioni Unite (n.25011 del 2014), le controversie aventi ad oggetto la declaratoria della consistenza dell'insegnamento di sostegno ed afferenti alla fase che precede la formalizzazione del PEI, restano affidate alla cognizione del giudice amministrativo.
Mentre, infatti, la Cassazione ha escluso la giurisdizione amministrativa per le controversie afferenti alla fase di attuazione del PEI sulla base del duplice rilievo che, dopo la definizione del piano, l'Amministrazione scolastica resta priva di qualsivoglia potestà che la autorizzi a ridimensionare il numero di ore di sostegno ivi stabilito e che l'eventuale omessa, puntuale attuazione del piano integra gli estremi di una discriminazione indiretta, azionabile ai sensi della L. n. 67 del 2006 e del D.Lgs. n. 150 del 2011 solo dinanzi al giudice ordinario (per espressa previsione legislativa), le medesime argomentazioni non risultano in alcun modo spendibili per escludere le controversie afferenti alla fase prodromica al PEI dal perimetro della giurisdizione esclusiva amministrativa.
Prima della definizione del piano che stabilisce il numero di ore di sostegno necessario a garantire una corretta formazione all'alunno disabile, infatti, l'Amministrazione scolastica resta pienamente investita delle potestà relative alla formazione del PEI e, soprattutto, nella fase che precede la definizione dello stesso, risulta inconfigurabile qualsivoglia profilo discriminatorio, che, secondo la stessa Cassazione, appare ravvisabile solo nell'omessa, parziale o incompleta attuazione del piano e che concreta, a ben vedere, l'identificazione della giurisdizione ordinaria, come provvista di capacità cognitoria, ai sensi dell'art.28 D.Lgs. n. 150 del 2011 (essendo stata proposta, nella fattispecie esaminata dalla Suprema Corte, un'azione antidiscriminatoria secondo il rito definito dalla predetta disposizione).
4.2- Non solo, ma, al di fuori della peculiare situazione esaminata dalle Sezioni Unite (carente attuazione del PEI denunciata, in giudizio, come discriminatoria con il rito previsto dall'art.28 D.Lgs. n. 150 del 2011 cit.), l'ampiezza della latitudine della giurisdizione esclusiva amministrativa in materia di servizi pubblici, segnalata dal carattere generale delle espressioni lessicali utilizzate all'art.133, comma 1, lett. c), c.p.a. ("relative a provvedimenti adottati dalla pubblica amministrazione...in un procedimento amministrativo"), preclude qualsiasi esegesi riduttiva del perimetro della cognizione piena affidata al giudice amministrativa in materia di pubblici servizi (infatti non rinvenibile anche nella giurisprudenza più restrittiva delle Sezioni Unite), in difetto di qualsivoglia positiva ed esplicita eccezione che la autorizzi.
4.3- Né, ovviamente, la pacifica natura di diritto soggettivo della posizione soggettiva azionata, quand'anche qualificato come "fondamentale", esclude la sussistenza della giurisdizione amministrativa.
Per un verso, infatti, la profondità della capacità cognitiva del giudice amministrativa nelle materia dei servizi pubblici comprende senz'altro anche la tutela dei diritti soggettivi, in ragione della natura esclusiva della giurisdizione codificata all'art.133 c.p.a., e, per un altro, il carattere fondamentale del diritto nella specie azionato non può certo essere decifrato come un'eccezione innominata al perimetro della giurisdizione esclusiva.
La cognizione e la tutela dei diritti fondamentali, infatti, intendendosi per tali quelli costituzionalmente garantiti, non appare affatto estranea all'ambito della potestà giurisdizionale amministrativa, nella misura in cui il loro concreto esercizio implica l'espletamento di poteri pubblicistici, preordinati non solo alla garanzia della loro integrità, ma anche alla conformazione della loro latitudine, in ragione delle contestuali ed equilibrate esigenze di tutela di equivalenti interessi costituzionali.
Non solo, ma l'affermazione dell'estensione della giurisdizione esclusiva amministrativa anche alla cognizione dei diritti fondamentali (peraltro ammessa, al punto 2.6, anche dalla Sezioni Unite nella sentenza più volte richiamata) non vale in alcun modo a sminuire l'ampiezza della tutela giudiziaria agli stessi assicurata, nella misura in cui al giudice amministrativo è stata chiaramente riconosciuta la capacità di assicurare anche ai diritti costituzionalmente protetti una tutela piena e conforme ai precetti costituzionali di riferimento (Corte Cost., sentenza 27 aprile 2007, n.140), che nessuna regola o principio generale riserva in via esclusiva alla cognizione del giudice ordinario.
4.4- Né, per altro verso, i confini della giurisdizione esclusiva possono intendersi ristretti o ridimensionati, in ragione della natura vincolata o tecnica dell'esercizio della potestà oggetto del giudizio (potendosi, nella fattispecie esaminata, sostenere che la stima delle ore di sostegno necessarie all'alunno disabile deve indefettibilmente fondarsi su un apprezzamento della gravità della sua patologia e delle coerenti esigenze dell'insegnamento di sostegno, secondo parametri scientifici e, perciò, cogenti).
E' sufficiente, al riguardo, osservare che l'attribuzione al giudice amministrativo della giurisdizione esclusiva in determinate materia implica, evidentemente, una cognizione piena, e non limitata ai soli profili di esercizio discrezionale del potere, della controversie ad essa riferibili.
Ne consegue che, là dove il diritto azionato postuli, per la sua completa realizzazione, l'espletamento di una potestà pubblica che si risolve nella verifica, sulla base di canoni medici o scientifici, dei presupposti per la sua attuazione, la potestà cognitoria del giudice amministrativo deve intendersi estesa anche allo scrutinio della correttezza del predetto apprezzamento, in quanto implicato dalla disamina della fondatezza della pretesa azionata in giudizio, seppur nei limiti del sindacato relativo alla discrezionalità tecnica (Cons. St., sez. III, 12 aprile 2013, n.1989).
4.5- Diversamente opinando, e, cioè, negando la giurisdizione amministrativa (sulla base di uno degli argomenti appena confutati, o di entrambi) anche per le controversie relative alla contestazione di provvedimenti che precedono la formazione del PEI, si finirebbe per accedere ad una interpretazione abrogans dell'ambito operativo dell'art.133, comma 1, lett. c), c.p.a., che, come tale, dev'essere rifiutata, in quanto impedirebbe alla disposizione attributiva della giurisdizione esclusiva in materia di servizi pubblici di produrre qualsivoglia, apprezzabile effetto.
Basti, al riguardo, osservare che, a fronte della gestione di alcuni pubblici servizi, quali, ad esempio, la sanità o la scuola, il cittadino resta titolare di diritti costituzionalmente garantiti (e, in particolare, alla salute e all'istruzione), per concludere che, preferendo l'opzione ermeneutica che esclude dai confini della giurisdizione esclusiva la cognizione dei diritti fondamentali, si produce l'effetto di ridurre entro ambiti inconsistenti il perimetro della potestà cognitiva affidata al giudice amministrativo nelle materie considerate.
Non solo, ma un'interpretazione siffatta dovrebbe essere rigettata anche perché vanificherebbe irragionevolmente la ratio dell'attribuzione al giudice amministrativo della giurisdizione esclusiva sulle controversie relative ai pubblici servizi, agevolmente identificabile nell'esigenza di concentrare dinanzi ad una sola autorità giudiziaria (segnalata dall'uso dell'aggettivo "esclusiva" e dalla sua valenza semantica di "unica") la cognizione piena delle controversie relative ad una materia che, per sua stessa natura, implica un indecifrabile intreccio di diritti ed interessi legittimi, tra le posizioni incise dall'espletamento delle relative potestà pubbliche, e di evitare, quindi, un complicato ed incerto concorso di azioni, dinanzi a diverse autorità giudiziarie (restando confermato, per radicare la giurisdizione amministrativa, il necessario limite dell'esplicazione del potere pubblicistico per mezzo dell'adozione di un provvedimento amministrativo, secondo l'originaria e fondamentale statuizione della Corte Costituzionale, con la sentenza 6 luglio 20014, n.204).
4.6- Anche la controversia in esame dev'essere, in conclusione, ascritta entro i confini dell'ambito della giurisdizione esclusiva amministrativa, con il conseguente accoglimento dell'appello.
5.- All'accoglimento dell'appello sulla giurisdizione non segue, tuttavia, come vorrebbe l'appellante, la disamina, nel merito, del ricorso di primo grado, ma, in ossequio alla regola codificata all'art.105, comma 1, c.p.a., l'annullamento della sentenza che ha erroneamente declinato la giurisdizione, con rinvio del ricorso al T.A.R., perché definisca il ricorso originario.
Competerà, ovviamente, ai giudici di prima istanza valutare la persistenza dell'interesse all'annullamento del Provv. 24 luglio 2014 (essendo, ormai, terminato l'anno scolastico di riferimento) e l'ammissibilità della ulteriore domanda di accertamento.
6.- La natura della pronuncia giustifica la compensazione tra le parti delle spese del presente grado di giudizio.
P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Adunanza Plenaria), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l'effetto, annulla la sentenza appellata e rinvia la causa al Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania. Compensa le spese del presente grado di giudizio.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 23 marzo 2016 con l'intervento dei magistrati:
Alessandro Pajno, Presidente
Filippo Patroni Griffi, Presidente
Sergio Santoro, Presidente
Giuseppe Severini, Presidente
Luigi Maruotti, Presidente
Carlo Deodato, Consigliere, Estensore
Nicola Russo, Consigliere
Salvatore Cacace, Consigliere
Sandro Aureli, Consigliere
Roberto Giovagnoli, Consigliere
Manfredo Atzeni, Consigliere
Raffaele Greco, Consigliere
Giulio Castriota Scanderbeg, Consigliere






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