Shop Neldirittoeditore Carrello
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | MERCOLEDÌ   18  OTTOBRE AGGIORNATO ALLE 9:25
Articolo di Dottrina



LA LEGGE DI INTRODUZIONE DEI REATI DI OMICIDIO STRADALE E LESIONI PERSONALI STRADALI



Una prima lettura

Guido Di Biase

INQUADRAMENTO

La legge 23 marzo 2016, n. 41, rubricata “Introduzione del reato di omicidio stradale e del reato di lesioni personali stradali, nonché disposizioni di coordinamento al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e al decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274” e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 70 del 24 marzo 2016 ha innovato il codice penale introducendo i nuovi artt. 589-bis, 589-ter, 590-bis, 590-ter, 590-quater e 590-quinquies, finalizzati a rispondere al grave allarme suscitato nella collettività da condotte di guida altamente spericolate.

Contestualmente, la novella ha eliminato le circostanze aggravanti ad effetto speciale in precedenza previste dagli artt. 589 (co. 2 e 3) e 590 (co. 3) c.p. in relazione ai delitti di omicidio colposo e lesioni personali colpose, destinate a trovare applicazione allorché i medesimi fossero compiuti “con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale”. Con ogni evidenza, l’opzione prescelta dal legislatore appare orientata a riconoscere condotte siffatte come connotate da un grado di disvalore talmente elevato da non trovare adeguata sanzione nelle circostanze in parola, imponendo piuttosto l’approntamento di autonome fattispecie delittuose.

D’altra parte, va dato conto di come l’approvazione della riforma abbia trovato un decisivo impulso nel recente revirement giurisprudenziale in tema di dolo eventuale. Se infatti fino a qualche tempo fa le morti determinate dalle più sconsiderate condotte di guida determinavano la formulazione di imputazioni per omicidio volontario sorretto da dolo eventuale (ancorché quasi sempre censurate nei giudizi di legittimità[1]), una tale possibilità risulta oggi tendenzialmente preclusa.

Il riconoscimento della “fallacia dell’opinione che identifica il dolo eventuale con l’accettazione del rischio” nella pronuncia delle Sezioni Unite sul caso ThyssenKrupp ha infatti determinato la sensibile restrizione dell’ambito di applicazione del dolo eventuale, oggi definito in termini marcatamente volontaristici,[2] tali da rendere l’istituto pressoché incompatibile con la causazione di rovinosi sinistri stradali. La prassi mostra infatti che questi ultimi sono per lo più caratterizzati dall’estrema rapidità degli avvenimenti e dallo stato di alterazione mentale del responsabile: elementi incon­ciliabili con lo svolgimento di una consapevole deliberazione.[3]

Il venir meno dell’unica alternativa ermeneutica percorsa in giurisprudenza per assoggettare i più gravi omicidi compiuti in violazione delle regole sulla circolazione stradale ad una pena più elevata rispetto a quella comminata dall’art. 589, co. 2 e 3 c.p., da più parti avvertita come insufficiente, sembra dunque aver rivestito un ruolo decisivo nell’emanazione della novella.[4]

Le più incisive innovazioni apportate da quest’ultima coincidono con l’introduzione dei nuovi delitti di omicidio stradale e lesioni personali stradali, rispettivamente previsti dagli artt. 589-bis e 590-bis c.p.

Le due disposizioni condividono la medesima struttura, risultando congegnate secondo un evidente parallelismo. Entrambe articolate in otto commi dal corrispondente tenore letterale, le previsioni ospitano due autonome fattispecie incriminatrici strutturalmente colpose, qualificate dall’inosservanza della normativa in materia di circolazione stradale: il che mostra come il legislatore abbia recepito il recente orientamento giurisprudenziale nel senso della tendenziale inconciliabilità tra il dolo eventuale e le morti della strada, ascrivendo queste ultime in via esclusiva al paradigma della colpa.[5] In altri termini, si è di fronte ad ipotesi delittuose speciali rispetto a quelle delineate dagli artt. 589 e 590 c.p. e distinte da queste ultime in quanto caratterizzate dalla trasgressione alle regole tracciate dal d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (codice della strada). Il riferimento normativo alla violazione delle norme sulla circolazione stradale sembra delineare ad un tempo un’ipotesi di antigiuridicità speciale e di colpa specifica.

Come è noto, si è in presenza di antigiuridicità speciale allorquando una disposizione incriminatrice contempli tra i propri elementi costitutivi la violazione di una determinata disciplina extrapenale:[6] il che senz’altro avviene nel caso di specie, ove l’espressa menzione delle “norme sulla disciplina della circolazione stradale” nella descrizione del tipo criminoso si traduce in un implicito ma univoco rinvio al codice della strada, in funzione integrativa del precetto penale.

Sotto altro profilo, il tenore letterale delle disposizioni sembra circoscriverne l’ambito di applicazione ai casi in cui la violazione delle norme sulla circolazione stradale rivesta rilevanza causale nei confronti dell’evento lesivo: il che pare configurare queste ultime come leggi la cui inosservanza dà luogo a colpa specifica, secondo il disposto dell’art. 43, terzo alinea, ultimo periodo, c.p. Ad ogni modo, se in generale l’inosservanza di regole cautelari tipizzate non consente di esaurire il giudizio sulla colpa (atteso che un giudizio in termini di negligenza è formulabile anche laddove siano state in concreto osservate tutte le regole di diligenza positivizzate, nel caso in cui le contingenze particolari suggeriscano di attenersi a norme cautelari diverse e ulteriori),[7] la consumazione delle fattispecie in esame appare a priori esclusa dall’osservanza del codice della strada, potendo l’infrazione di altre regole cautelari riverberarsi nella sussistenza delle generali fattispecie ex artt. 589 e 590 c.p. Di converso, le violazioni del codice della strada che risultino prive di efficienza causale nei confronti dell’evento lesivo escludono ogni responsabilità in relazione a quest’ultimo, potendo se del caso andare incontro alle sanzioni prescritte dal d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 per le infrazioni in sé considerate.

Pertanto, sembrerebbero escluse dall’appli­cazione delle fattispecie le ipotesi di c.d. colpa generica, ricorrenti allorquando l’incolumità fisica di taluno risulti lesa nel contesto stradale con negligenza, imprudenza e imperizia, senza che sia al contempo integrata alcuna violazione del codice della strada. Un argomento in senso contrario potrebbe essere ravvisato nella generica previsione degli artt. 589-bis e 590-bis laddove tendono a punire chiunque cagioni “per colpa” l’omicidio o le lesioni,[8] ma in senso contrario potrebbe obiettarsi che il prosieguo delle due disposizioni detta un espresso riferimento alle “norme sulla disciplina della circolazione stradale”, le quali entrano così a far parte del fatto tipico tratteggiato dalla disciplina. Ad ogni modo, attesa la pervasività delle disposizioni del codice della strada, sembra in concreto assai difficile che la negligente lesione dell’incolumità fisica di taluno nel contesto stradale possa prescindere dalla violazione delle previsioni del codice della strada.

Ciò posto, sia l’art. 589-bis che l’art. 590-bis c.p. prevedono tre distinte cornici edittali, riferite a diverse violazioni del codice della strada suscettibili di assumere rilevanza causale nei confronti dell’evento lesivo. Sebbene la formulazione letterale delle disposizioni induca di per sé a ravvisare in ogni articolo una pluralità di autonome fattispecie criminose, è preferibile intravvedervi un’unica ipotesi delittuosa (prevista dal comma I), assistita da diverse circostanze aggravanti ad effetto speciale (delineate dai commi II, III, IV e V). Depone univocamente in tal senso il neointrodotto art. 590-quater c.p., che qualifica espressamente dette previsioni come circostanze aggravanti, al fine di estrometterle dal giudizio di bilanciamento ex art. 69 c.p.: in caso di concorso di circostanze di segno opposto, le diminuzioni di pena andranno operate sul quantum di pena risultante dall’applicazione dell’aggravante.

Ciò posto, la fattispecie-base tratteggiata dagli artt. 589-bis e 590-bis c.p. è contrassegnata dalla causazione colposa di morte o lesioni personali (gravi o gravissime) “con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale” non meglio specificate. È peraltro interessante notare come la pena comminata per tali condotte (da due a sette anni per l’omicidio; da tre mesi a un anno per le lesioni gravi; da uno a tre anni per le lesioni gravissime) sia esattamente coincidente con quella in precedenza prevista per l’omicidio e lesioni colpose aggravate dalla violazione di norme sulla circolazione stradale, talché sotto questo profilo non è stata apportata alcuna novità (eccezion fatta per le lesioni gravi, ove la pena detentiva era comminata in alternativa alla multa da euro 500,00 a euro 2.000,00).

È prevista una sanzione ben più severa dai successivi commi IV e V (da cinque a dieci anni per l’omicidio; da un anno e sei mesi a tre anni per le lesioni gravi; da due a quattro anni per le lesioni gravissime) laddove il fatto sia compiuto in stato di ebbrezza ex art. 186, comma 2, lettera b) del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285, ovvero in conseguenza delle seguenti violazioni del codice della strada: l’eccesso di velocità di oltre 50 km/h rispetto a quella massima consentita (purché non inferiore a 70 km/h); il superamento di un incrocio con il semaforo rosso; la guida contromano; l’inversione del senso di marcia in prossimità o in corrispondenza di intersezioni, curve o dossi o a seguito di sorpasso di un altro mezzo in corrispondenza di un attraversamento pedonale o di linea continua.

Ad ogni modo, la più aspra cornice edittale è prevista dai commi II e III (da otto a dodici anni per l’omicidio; da tre a cinque anni per le lesioni gravi; da quattro a sette anni per le lesioni gravissime) allorché la condotta lesiva sia tenuta in stato di alterazione da sostanze stupefacenti ovvero di ebbrezza alcolica particolarmente elevata (dimostrata da un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro, secondo il disposto dell’art. 186, comma 2, lettera c) del codice della strada), come anche di ebbrezza alcolica meno intensa (di cui al citato art. 186, comma 2, lettera b), ove il conducente eserciti attività di trasporto di persone e cose, ovvero sia alla guida di mezzi ingombranti (versando in uno dei casi individuati dall’art. 186-bis del medesimo codice della strada, al comma I, lettere b, c e d).

La consistenza di autonoma fattispecie criminosa insita alla guida in stato di ebbrezza o in stato di alterazione da sostanze stupefacenti (ai sensi degli artt. 186, comma 2, lettere b) e c) e 187 c.d.s.), peraltro, fa sì che l’omicidio e le lesioni stradali commessi in tali condizioni integrino ipotesi di reato complesso, con conseguente applicazione degli artt. 84, 131 e 170 c.p.: il che rende i reati previsti dagli artt. 589-bis e 590-bis definibili come reati eventualmente complessi.

Le circostanze fin qui considerate non esauriscono gli aumenti di pena previsti dalla normativa di nuovo conio: vengono infatti in rilievo le disposizioni di cui al sesto comma degli artt. 589-bis e 590-bis, nonché quelle degli artt. 589-ter e 589-quater c.p.

Il comma VI delle disposizioni in esame prevede un’aggravante “ordinaria” (in quanto comportante un aumento di pena fino ad un terzo ex art. 64 c.p.) ricorrente allorché il reo risulti privo della patente di guida, anche se sospesa o revocata, ovvero abbia commesso il fatto alla guida di un proprio veicolo sprovvisto di assicurazione obbligatoria.

Di converso, gli artt. 589-ter e 590-ter c.p., prevedono un aumento di pena “da un terzo a due terzi” (comportando comunque l’inflizione di una pena non inferiore a cinque anni in caso di omicidio e a tre anni in caso di lesioni) se il conducente si dà alla fuga.

L’aggravante in parola trova applicazione in dipendenza del comportamento serbato successivamente al fatto di reato, e si segnala all’attenzione in ragione della specialità rispetto all’art. 189, comma VI, del codice della strada, il quale commina la reclusione da sei mesi a tre anni per l’utente della strada che non ottemperi all’obbligo di fermarsi in caso di incidente “comunque ricollegabile al suo comportamento”. Pertanto, in caso di fuga (necessariamente dolosa[9]) a seguito di un incidente che determini la morte o le lesioni di alcuno, la responsabilità del conducente per i reati di cui agli artt. 589-bis e 590-bis comporterà l’applicazione degli artt. 589-ter o 590-ter c.p. anziché dell’art. 189, comma VI, del codice della strada: trattasi di un’ulteriore ipotesi in cui gli illeciti di nuova emanazione vengono a manifestarsi come reati complessi.

Come anticipato, ciascuna delle circostanze aggravanti fin qui esaminate è esentata dal giudizio di bilanciamento ex art. 69 c.p. ai sensi dell’art. 590-quater c.p., il quale esclude la prevalenza o l’equivalenza delle circostanze in parola su ogni circostanza attenuante (eccezion fatta per quelle previste dagli articoli 98 e 114 c.p.), disponendo espressamente che le diminuzioni di pena da esse implicate vengano applicate sull’ammontare deter­minato in base alle aggravanti in questione. Può essere peraltro rilevato che la previsione normativa si pone in continuità con il previgente art. 590-bis, che escludeva dal bilanciamento le aggravanti in precedenza previste dal terzo comma degli artt. 589 e 590 c.p., in caso di omicidio o lesioni colpose per violazione di alcune previsioni in materia di circolazione stradale. Come illustrato dalla Corte Costituzionale, “le deroghe al bilanciamento … sono possibili e rientrano nell’ambito delle scelte del legislatore, che sono sindacabili da questa Corte «soltanto ove trasmodino nella manifesta irragionevolezza o nell’arbitrio»”. [10]

L’esame delle due nuove fattispecie incriminatrici va concluso facendo riferimento ai commi VII e VIII degli artt. 589-bis e 590-bis c.p. Il primo prevede una circostanza attenuante per il caso in cui l’evento non sia esclusiva conseguenza dell’azione o dell’omissione del colpevole, così esplicitando che i delitti di nuova emanazione trovano applicazione anche ove il conducente abbia soltanto “concausato” i sinistri lesivi: il che peraltro discende pianamente dalla disciplina tracciata dall’art. 41 c.p., che nell’accogliere la teoria dell’equivalenza tra cause individua l’interruzione del nesso causale nel solo caso in cui una causa sopravvenuta sia stata “da sola sufficiente a cagionare l’evento”. Sotto altro profilo, come è stato rilevato, il tenore della disposizione non ne esclude l’applicazione ai casi di cooperazione colposa o concorso di cause indipendenti, allorquando – anche a prescindere dal contegno della vittima – l’incidente sia riconducibile alla condotta di più conducenti.[11]

Di converso, l’ottavo (ed ultimo) comma – in assonanza al comma IV degli artt. 589 e 590 c.p. – detta una particolare disciplina del concorso formale di reati, volta a disporre l’applicazione del cumulo giuridico delle pene in caso di omicidio o lesione di più persone, prescrivendo l’aumento fino al triplo della pena che andrebbe inflitta per la più grave delle violazioni commesse. Viene in ogni caso fissato un limite massimo, pari a diciotto anni nel caso di omicidio e a sette anni in caso di lesioni, anche laddove la somma algebrica delle pene astrattamente comminate per gli eventi cagionati risulti superiore.

Va dedicato un cenno anche al nuovo art. 590-quinquies c.p., il quale detta una norma definitoria delle locuzioni “strade extraurbane” e “strade di un centro urbano”, menzionate dal comma 5, numero 1) degli artt. 589-bis e 590-bis. Le definizioni vengono articolate mediante il richiamo congiunto di più lettere dell’art. 2, co. 2 del codice della strada, rispetto al quale non mancano elementi di specialità. In base alla disposizione codicistica, infatti, il riferimento alle strade extraurbane sta ad indicare non solo le strade extraurbane in senso stretto (principali e secondarie), bensì anche le autostrade. Di converso, la locuzione “strade di un centro urbano” intende ricomprendere le seguenti categorie: strade urbane di scorrimento; strade urbane di quartiere; strade locali; itinerari ciclopedonali.

La legge 23 marzo 2016, n. 41 ha apportato anche ulteriori innovazioni al codice penale. Prima di esaminarle, appare opportuno operare una precisazione in relazione all’individuazione dei potenziali soggetti attivi delle figure criminose di nuova introduzione, con particolare riferimento alle fattispecie-base delineate dal primo comma degli artt. 589-bis e 590-bis c.p. Non v’è dubbio che una prima lettura delle disposizioni induca a ravvisare la platea degli autori nei conducenti di veicoli (a motore o meno). Ciò nondimeno, l’ampiezza della formulazione letterale adottata consente di estendere notevolmente il novero dei destinatari della disciplina. Come rilevato dalla circolare diramata dal Ministero dell’Interno in data 25 marzo 2016 (Prot. n. 300/A/2251/16/124/68), “il reato può essere commesso da chiunque viola le norme che disciplinano la circolazione stradale, che sono costituite da quelle del Codice della Strada e delle relative disposizioni complementari. In virtù di tale previsione, il reato ricorre in tutti i casi di omicidio che si sono consumati sulle strade, come definite dall’art. 2 comma 1, C.d.S., anche se il responsabile non è un conducente di veicolo. Infatti, le norme del Codice della Strada disciplinano anche comportamenti posti a tutela della sicurezza stradale relativi alla manutenzione e costruzione delle strade e dei veicoli.”

Come è evidente, l’insorgenza di responsabilità penale a carico di produttori di automobili e gestori di strade non potrà in ogni caso prescindere dalla prova di precisi addebiti colposi posti in relazione causale con i sinistri in concreto occorsi.

Ciò posto, va rilevato come, in un’ottica di riequilibrio sanzionatorio,[12] è stato elevato il minimo edittale comminato per il delitto di lesioni personali ex art. 582 c.p.: fino ad oggi intercorrente tra tre mesi e tre anni, la forbice sanzionatoria è oggi ricompresa tra sei mesi e tre anni.

Si presenta di ben maggiore rilievo la modifica apportata al sesto comma dell’art. 157 c.p., nel senso di annoverare il neointrodotto delitto di omicidio stradale tra i reati soggetti ad un termine di prescrizione raddoppiato rispetto alle regole generali: posto che il tempo necessario a prescrivere va determinato in relazione alla pena comminata per il delitto consumato o tentato, ovvero all’aumento massimo prescritto per le circostanze ad effetto speciale (ai sensi dell’art. 157, co. 2, c.p.), il delitto di cui all’art. 589-bis c.p. si prescrive in un tempo intercorrente tra i quattordici anni (nella fattispecie-base di cui al comma I) e i ventiquattro anni (nelle più gravi ipotesi tracciate dai commi II e III).

La riforma della normativa sulla prescrizione è del resto solo uno dei plurimi interventi funzionali a garantire l’effettività della disciplina di recente introduzione: vanno in tal senso segnalate plurime innovazioni apportate al codice di procedura penale.

In primo luogo, sono stati modificati gli artt. 224-bis e 359-bis c.p.p., annoverando espressamente i delitti ex artt. 589-bis e 590-bis c.p. tra i reati che consentono l’esecuzione coattiva di prelievi che risultino “assolutamente indispensabili per la prova dei fatti”, laddove l’interessato non presti il proprio consenso. Ove il prelievo sia eseguito su iniziativa del pubblico ministero, quest’ultimo deve chiedere la convalida al g.i.p. entro quarantotto ore, in conformità al disposto dell’art. 13 Cost.

Sotto altro profilo, sono stati parzialmente innovati gli artt. 380 e 381 c.p.p.: il primo nel senso di ricomprendere l’omicidio stradale aggravato ex art. 589-bis, co. II e III c.p. tra i reati che importano l’arresto obbligatorio in flagranza; il secondo nel senso di annoverare il delitto di lesioni colpose stradali gravi o gravissime aggravato ex art. 590-bis, co. II, III, IV e V c.p. tra i reati che abilitano all’arresto facoltativo. È peraltro in facoltà delle forze dell’ordine arrestare in flagranza gli autori di ogni forma di omicidio stradale, essendo il reato soggetto punito con sanzioni rientranti nei limiti edittali considerati dall’art. 381, co. 1 c.p.p. Ad ogni modo, la legge n. 41 del 2016 ha lasciato invariato il disposto dell’art. 189, co. VIII, codice della strada, il quale sottrae dall’arresto in flagranza “il conducente che si fermi e, occorrendo, presti assistenza a coloro che hanno subìto danni alla persona, mettendosi immediatamente a disposizione degli organi di polizia giudiziaria, quando dall’incidente derivi il delitto di lesioni personali colpose”.

La riforma ha altresì impresso dei tempi particolarmente ristretti all’iter processuale inerente ai reati in esame (peraltro solitamente non contrassegnati da indagini particolarmente complesse), imponendo la contrazione dei tempi di indagine (cfr. l’art. 406, comma 2-ter c.p.p.) e di esercizio dell’azione penale, nonché della fissazione della prima udienza: ciò in relazione tanto all’omicidio stradale quanto alle lesioni stradali, sebbene il primo sia sottoposto ad udienza preliminare (cfr. i novellati artt. 416, comma 2-bis e 429, comma 3-bis c.p.p.) e il secondo sia soggetto a citazione diretta a giudizio (cfr. gli artt. 550, comma 2 e 552, commi 1-bis e 1-ter c.p.p.).

Infine, la legge di riforma ha innovato gli artt. 219, 222 e 223 del codice della strada, facendo conseguire alla condanna o al patteggiamento per i reati ex artt. 589-bis e 590-bis c.p. la sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente di guida, anche nel caso in cui sia stata concessa la sospensione condizionale della pena. Dall’irrogazione di una sanzione siffatta (i cui effetti possono essere anticipati da un provvedimento di sospensione provvisoria della validità della patente, adottato dal prefetto antecedentemente all’emanazione di una pronuncia definitiva) discende peraltro il divieto di conseguire una nuova patente di guida prima che siano decorsi cinque anni dalla revoca: termine che diventa tanto più elevato a seconda della violazione riscontrata, potendo giungere fino a trenta anni.[13]

Ove il colpevole sia titolare di patente di guida rilasciata da uno Stato estero, la revoca e la sospensione sono sostituiti da provvedimenti di inibizione alla guida sul territorio nazionale, di durata corrispondente.

logo_aggiornamento-01.jpgCondividi